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Fernando Picenni Palazzo Libera Villalagarina 2019




























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DIVENIRE PITTURA

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8 giugno - 15 settembre 2018 (CONCLUSA)

La PoliArt Contemporary ha presentato, nella sede dell'Opificio delle idee a Rovereto, "Divenire pittura", mostra collettiva in cui sono state esposte le opere di alcuni rilevanti artisti, in cui la pittura, in gran parte aniconica, si è ri-pensata e, talvolta, re-inventata, per affrontare le problematiche del presente.

Nelle sperimentazioni del contemporaneo spesso le forme stesse della pittura si sono legate a nuovi strumenti, modi, materiali, concetti, processi che, pur nelle trasformazioni e nello scostamento dalle tradizioni, hanno permesso al divenire incessante dell’arte di restare pittura.

Data l’affascinante vastità dell’argomento, nella costruzione della mostra si è cercato di abbozzare una mappa destinata ad arricchirsi a ogni divagazione. Ed è proprio questo il fine curatoriale dell’esposizione: aprire ancora piste d’indagine e approfondimento, muovendosi tra artisti di rilievo nazionale e internazionale, per orientarsi nel grande alveo in cui la pittura non cessa di divenire pittura.

Le tele di due maestri storici come Achille Perilli e Luigi Veronesi tracciano un orizzonte di riferimento, in cui già la tradizione pittorica si rinnova, attraverso l’utilizzo di originali grammatiche geometriche in grado d’innestarsi nel colore per generare spazio. Nel collage di Giuseppe Santomaso, poi, la geometria si spazializza, quasi svaporando in una percezione poetica della luce-colore: una direzione di ricerca che, in un’assoluta autonomia, Fernando Picenni ha perseguito nell’invenzione di una liricità senza precedenti.
L’indomita pittura di Arcangelo si sprigiona direttamente dalle mani dell’artista sulla tela, nell’evocazione di segni e simboli in cui confluiscono il presente e impreviste forze ancestrali. Anche nella pittura di Fausto De Nisco è la percezione del tempo ad abitare le opere, ma in un divenire imprendibile e incessante, in cui le forme si trasfigurano senza sosta le une nelle altre.
La destrutturazione del tempo, che costantemente si rompe, prendendo le forme delle usanza umane, è il tema dei “Giorni” di Felice Canonico, in cui la pittura si finge persino collage. Le forme di Paolo Conti sono un’impensata rappresentazione dell’entropia, in cui paiono fissarsi gli attimi cosmici d’infinite deflagrazioni di big bang. Anche i neri ma risonanti cieli stellati di Natale Addamiano aprono un’inedita ricerca, in cui l’esperienza mimetica della pittura gareggia con ogni idea di spazialismo oggettuale.
Con la personale tecnica dell’injecion painting Marcello De Angelis inaugura un capitolo nuovo della pittura contemporanea, in cui la plasticità luminosa delle sue forme apre orizzonti infiniti nelle campiture monocrome degli sfondi. La ricerca di Domenico D’Oora, dà alle poetiche internazionali sul monocromo una nuova profondità: alla contemplazione pittorica e frontale della superficie, si fonde un’originale percezione laterale dei bordi rastremati, in cui l’eterogeneo stratificarsi di livelli allude concettualmente all’avanzare della storia. Anche le progressioni geometriche di Marco Casentini aggirano la pittura, oltrepassando anche i bordi nell’applicazione di riquadri dipinti di metacrilato in cui, per la prima volta, è possibile vedere il retro della pittura. Sul versante della densità, nei suoi “Concentrici” Roberto Floreani apre nelle sue stratificazioni pittoriche, alchemiche soglie per inoltrarsi per imprevisti incantamenti.
Nell’importante tela di Paul Jenkins le dense correnti di colore puro raggiungono un luogo imprevisto di equilibrio tra le sensibilità di tre culture: la “clarity” americana cara alla Post-painterly abstraction, la “matericità” dell’informale europeo e la contemplativa “spiritualità” orientale.
La potenza travolgente del colore nelle “Rime” di Giovanni Lombardini è solo una metà della sua ricerca che, nel celato riflesso, ci raccoglie dal barbaglio di luce che siamo. In una sperimentazione inedita, Nanni Menetti prepara campi pittorici, affinché non sia lui ma la natura a dipingere: è infatti il gelo a realizzare le imprevedibili arabescature delle sue “Criografie”.
Nelle tele di Horacio Garcia Rossi e Julio Le Parc è possibile inoltrarsi negli orizzonti che il cinetismo internazionale, nella sua versione pittorica e quindi “virtuale”, ha aperto all’arte contemporanea.


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